Cosa ci fanno quattro ampli Orange, una Fender Jaguar, una Gretsch, un Fender Jazz Bass ed una consolle Pioneer sullo stesso palco? Sembrerebbe infatti che questi elementi abbiano ben poco da dirsi, appartenendo a diversi emisferi concettuali del globo musicale, quali sono appunto l’esperienza live (il suonare vero e proprio) ed il djset, dai puristi considerato tutt’altro che espressione artistica.

A far dialogare i due poli citati ci pensano però, ed alla grande, i Motel Connection, a.k.a. Samuel, Pisti e Pierfunk. Il primo non ha bisogno di presentazioni, essendo il cantante di quella che probabilmente è la più importante band italiana in attività, di cui il terzo (tra le altre cose stimato epistemologo) ne è l’ex bassista. In mezzo, un navigato dj che abbiamo avuto modo di apprezzare anche nel duo Krakatoa.

Da segnalare il progetto Vertical Stage, che li ha portati ad esibirsi dapprima a San Salvario, quartiere di Torino, poi in diverse città d’Italia e non solo (tra le altre Milano, Firenze, Londra e Bruxelles), suonando da balconi di palazzi storici, per l’occasione trasformati in palchi sopraelevati e “rampicanti”. Idea geniale, suggestiva ed efficace, visto il notevole successo riscosso nel loro tour.

Tornando all’esibizione di ieri, in un New Age Club discretamente gremito (la fittissima nebbia ha forse distolto qualche indeciso dell’ultim’ora), ad ore mezzanotte circa inizia il concerto dell’ormai ultradecennale trio torinese. Dagli esordi con la colonna sonora di Santa Maradona, hanno poi costruito un percorso proprio, che quest’anno si arricchirà di un nuovo importante lavoro.

Il tour appena cominciato (questa era la seconda di 15 date previste) servirà appunto da promozione preventiva al disco di prossima uscita; diversamente da quanto accade normalmente, il gruppo propone pezzi nuovi e li testa prima che qualcuno, nemmeno tra i fedelissimi, abbia potuto avere anche il minimo preascolto.

Questo è reso possibile dal fatto che il genere di cui trattiamo è decisamente sul danzereccio, easy-listening e di immediato impatto. La struttura di un brano si articola generalmente su di una base ritmica fatta suonare da Pisti (che spesso si sfoga sul piatto crash alla sua destra), una linea di basso a volte clean a volte molto “effettata”, e un Samuel in doppia veste di cantante e chitarrista (senza virtuosismi alla C-Max ma comunque efficace).

Immagine anteprima YouTube

Il live in sé è piuttosto energico, la folla dei presenti è coinvolta al punto giusto e sembra apprezzare il mix tra vecchi successi e pezzi del nuovo album. Il livello delle produzioni sembra decisamente buono e lascia presagire che il disco in uscita non deluderà le aspettative. Ovviamente, prima che si consolidi il nuovo repertorio, il picco della serata resta quando il trio piazza la hit Two.

Immagine anteprima YouTube

Non è facile trovare in giro degli esempi di performances simili a quella dei Motel Connection. Qualcosa dei Soulwax, Digitalism e Datarock, forse, ma ancora non basterebbe a definire con precisione i contorni della loro proposta musicale. Il tocco d’autore c’è, innegabile, nei vocals e nella ricerca di un suono particolare che vada oltre il synth-dance-rock; lo spirito però è quello di intrattenimento puro, senza la “scorciatoia” del suono preconfezionato ma con un notevole apporto di mixer e cdj.

Prevedibilmente quindi, e non poteva essere diversamente vista la compagine, il trio risulta una via di mezzo tra i Subsonica ed i Krakatoa, ovverosia un qualcosa che “suona” e che “mette su” allo stesso tempo, cancellando la fastidiosa linea di demarcazione tra arte (in senso lato) e pigiamento del tasto play (in senso altrettanto lato).

Altra vetta sicuramente è la versione Rocker di My Dark Side, in passato semplicemente cantata sopra il pezzo degli Alter Ego, ieri riprodotta abbastanza fedelmente con basso e synthino fischiante sul ritornello. Il live contempla come da previsione, tutti i pezzi principali, tra cui Lost, H.e.r.o.i.n. e Would Prefer Not, intervallati come detto da diversi inediti che sembrano fare immediatamente presa su quello che è diventato, a tutti gli effetti, un dancefloor.

Immagine anteprima YouTube

Una piccola pausa, il cambio d’abito per il sudatissimo Samuel e poi il ritorno sul palco per il gran finale, il tutto per raggiungere un tempo complessivo di live superiore all’ora e mezza. Qualche scambio di posizioni, con il cantante in consolle e Pisti a smanettare sul KaossPad, fa da preludio alla chiusura in crescendo, con tutto il terzetto gasatissimo dal positivo feedback della pista.

Immagine anteprima YouTube

Soddisfatti di quanto visto, e in attesa di sentire la consacrazione delle anteprime di ieri nell’album di prossima uscita, non possiamo che augurare ai Motel Connection di proseguire sulla strada da loro e da pochi altri tracciata, ovverosia l’abbattimento delle barriere tra set e concerto, una sorta di unificazione dell’esperienza musicale all’insegna di un entertainment di qualità… come a dire “Suonare e ballare? Yes We Can

 

EmailTumblrPinterestShare

No comments yet.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.

info@globalvillageonline.it