REVIEW: 100% ÂME w/ KRISTIAN BEYER @ CIRQ

Posted by On gennaio - 26 - 2013

Ore 23:57. Orario insolito per arrivare in un club dalle parti nostre, abituati come siamo a tirarla lunga il più possibile nei vari appuntamenti preserata. Messo il piede sulla pista ancora comprensibilmente deserta, notiamo che la guest star è già all’opera, come da programmi. La timetable dell’evento è infatti piuttosto esplicita: 5-hrs dj set, ovverosia non il solito “monta su e metti due dischi” ma un ben più ostico “apritela e chiuditela“; per quanto possano valere le metafore lavoristiche in questo ambito, un vero e proprio guadagnarsi la pagnotta.

Questa formula di long-playing non è una novità per chi conosce la scena berlinese: in locali che aprono il venerdì per fare orario continuato fino alla domenica pomeriggio (e.g. il Berghain / Panorama Bar), è normale assistere gli Spieler più in voga (uno su tutti, Ben Klock) esibirsi in prove da maratoneti, turni solitamente da cinque a otto ore nei quali si tocca ogni sfumatura della house e non solo. Chiaro che questo genere di eventi necessita di un flusso costante di persone che solo una metropoli (o un’isola, o un festival, ecc.) può garantire: probabilmente è per questo che nel Belpaese questa impostazione non decolla, nonostante la cultura clubbing sia fortemente radicata e diffusa.

Ciononostante, la situazione creatasi al CirQ ci ha portati per una notte a livelli sorprendentemente mitteleuropei. Per chi non lo sapesse, il club in questione è sostanzialmente la costola di una balera sull’argine di un canale. Ok, messa così la location non sembra il massimo, ma vi assicuriamo che lo è: la presenza del kitschissimo Dancing California non intacca minimamente lo spirito underground della saletta, anzi lo supporta – terminate le relative danze – fungendone da camera di decompressione e spazio di socializzazione.

Descritta la cornice, passiamo al dipinto: l’artista in questione era Herr Kristian Beyer, la metà disc-jockey del duo Âme. Come vi abbiamo abbondantemente spiegato (qui), il tandem creativo si sdoppia nelle esibizioni, facendo sì che il brand possa allo stesso tempo essere in due posti diversi: ieri si son marchiate Koln e, per l’appunto, Musile di Piave (sic!).

La prima ora del set scivola via in un piacevole self-warm-up a base di sonorità tra la deep e la disco, senza grosse accelerazioni ma con qualche spunto che faceva intuire gli elementi chiave del resto della serata, quali le lunghe note di bassi pulitissimi ad anticipare il ritorno della cassa.

Si fa presto l’una, e la pista è riempita come da previsioni: senza accorgersene, si viene portati su di livello nonostante il bpm rimanga piuttosto basso: la differenza la fanno un paio di dischi da tensione/distensione che contribuiscono a scaldare gli animi. La serata è ufficialmente partita.

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Il buon Kristian, fronte spaziosa e baffetto solo accennato, non lascia spazio a nessuna emozione né distoglie lo sguardo da mixer e cdj, presissimo dai suoi passaggi (tecnicamente impeccabili) e dal costruire minuto per minuto un set che sia al 100% nel suo stile. Non a caso infatti (o forse sì) suona un disco che recita “We have to concentrate to get the feeling right“.

Nelle pause dal beat si concede di portare un po’ a spasso le note (e con loro la gente), senza però mollare tutto e tutti alla ripartenza del kick, come invece fa quella tech di adesso con “pause melodiche” fini a sé stesse, che quando torna la cassa nessuno più le ricorda. Concetto un po’ impervio a parole ma di solare evidenza nel video che riportiamo.

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Lo spettacolo prosegue alternando e soppesando tracce più percussive, sempre “ricche” e mai banali, qualche piccolissima escursione in zone più elettroniche e qualche vocal, tutto comunque tenuto nei ranghi del gusto Innervisions, ormai inconfondibile, crediamo, anche per chi non aveva mai sentito suonare un alfiere della label tedesca. Una nuance di techno (il termine è volutamente generico, più corretto sarebbe parlare, se esistesse, di deep-tech) che sorprende per quanto sia appropriata in ogni momento della serata, senza che si possa mai fondatamente dire “sentiamo la prossima” oppure “questa non ci stava“.

L’impronta teutonica si nota inoltre nell’atteggiamento ostinatamente freddo e composto del dj, nei suoi movimenti lenti e nella sua precisione maniacale nel fare qualcosa che in molti prendono decisamente meno sul serio. Tuttavia, la sensazione che il mezzo Âme trasmette è di intera padronanza del ritmo e più in generale di tutte le frequenze che escono dagli impianti: questo gli garantisce la fiducia incondizionata del dancefloor ed il controllo pressoché totale della situazione.

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Ottenuta rapidamente la devozione del pubblico, Kristian prende una direzione ben precisa, salendo impercettibilmente di bpm e di intensità con il passare delle ore ma rimanendo comunque fedele al credo suo e della ciurma dell’Inner Circle, ovverosia una house emotiva ma non per questo debole, come un Tom Selleck con gli occhi lucidi, per intenderci.

I disconi adesso piovono uno dopo l’altro ma il dj persiste nel non fare una piega: solo verso la fine del set si intravede un briciolo di rilassamento, qualche cenno di intesa con la pista che gratifica i presenti come un bonus oramai inaspettato.

La chiusura è di quelle da ricordare, con la hit Howling sdraiata su un letto di clubbers in visibilio che a gran voce ululano “ultimo! ultimo!“, cosa che ricorda un po’ i proverbiali applausi al pilota in fase di atterraggio. Senza forzare la lettura della scena, un epilogo che racconta di come il circolo (o la cerchia, parafrasando il nome della venue) sia composto sì da intenditori, ma con una base genuinamente locale, senza velleità di replicare o importare la scena berlinese “in blocco”, ma prendendone solo il lato migliore: la musica.

Del resto è proprio questa la formula vincente: underground sì, ma con ‘o core italiano

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2 Responses to “REVIEW: 100% ÂME w/ KRISTIAN BEYER @ CIRQ”

  1. [...] questa prima puntata in versione “un posto al sole” degli eventi targati Cirq. Già vi avevamo raccontato di come la situazione invernale fosse bella compatta quanto a seguito e definita a livello di stile [...]

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  2. […] questa prima puntata in versione “un posto al sole” degli eventi targati Cirq. Già vi avevamo raccontato di come la situazione invernale fosse bella compatta quanto a seguito e definita a livello di stile […]

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