LABELS WE LOVE: Innervisions

Posted by On gennaio - 23 - 2013

Arrivati al secondo episodio della nostra rubrica dedicata alle case discografiche che più meritano l’attenzione degli house-addicted, non potevamo esimerci dalla rimpatriata in terra germanica. Volendo anche scegliere un’etichetta che fosse abbondantemente sulla cresta dell’onda, la scelta più scontata, ma graditissima per livello qualitativo, porta il nome di Innervisions.

Partiamo dalla fine, elencando i “riconoscimenti” che le più accreditate giurie del web hanno riconosciuto ai componenti di questa crew di musicisti, produttori e djs.

I fondatori della label, tali Kristian Beyer e Frank Wiedemann (a.k.a.  Âme – leggesi Ahm), si dividono tra la posizione #17 nel djing (anche in versione maratona, come la 5-hrs cui assisteremo venerdì 25/01 p.v.) e la #4 nei live acts (di cui vi abbiamo dato doverosa testimonianza qui).

L’altro socio di maggioranza, Steffen Berkhahn detto Dixon, conquista quest’anno il gradino basso del podio tra i djs per quanto dimostrato nei suoi sets in giro per il mondo. L’agenda fittissima e i voli transoceanici non lo spaventano: nonostante mantenga un atteggiamento glaciale, i suoi spettacoli sono sempre coinvolgenti ed emozionanti, al punto che si è detto “no one raises heart rates quite like he does“.

Last but not least, Henrik Schwarz ottiene il posto #6 tra i live performers grazie ai suoi prodigiosi show, dove alterna l’iPad ai tastini colorati della F1, sempre fedele al “quasi vintage controller UC-16, dai celeberrimi knobbini smanettati come in quel della Boiler Room. Artista aperto, sebbene non acriticamente, alle novità in campo hardware e software, riesce a convogliare la sua passione per jazzsoul in sessioni energiche e sentimentali.

Mettete insieme questi quattro personaggi e vi esce una serata come quella di Balloween all’ippodromo di San Siro, del 10 novembre al Link di Bologna o come la prossima ed imperdibile di sabato 26 gennaio al Cocoricò di Riccione. Altra caratteristica dell‘Inner Circle è infatti quella di muoversi spesso in branco, con showcases gremiti in ogni ordine di posto dove si mostrano tutte le dimensioni del collettivo e i relativi marchi di fabbrica.

Questo per chiarire sin da subito che si sta parlando di uno dei rari casi in cui la qualità degli artisti viene riconosciuta e premiata a livello globale, con un successo di pubblico ad ogni data ed un immediato riscontro entusiasta di chi li sente per la prima volta. Chi ha assistito ad una performance di uno dei succitati Spieler non può infatti non aver colto qualcosa di ulteriore e diverso rispetto alle tradizionali esibizioni degli esponenti della deep-tech-house odierna.

Melodie, grandi pause ed una serie di richiami agli stili di Chicago e Detroit (non a caso il nome della label attinge agli Inner City - oltre che ad un pezzo di Stevie Wonder) visti attraverso una rigorosa lente berlinese, tutto che concorre a creare una house evocativa e mai banale, trascinante senza essere invadente, riflessiva ma sempre perfetta nel dancefloor.

Il lato delle produzioni rispecchia l’approccio dato alle interpretazioni dal vivo: non assistiamo infatti a pubblicazioni torrenziali con nuovi singoli, remixes e re-edits settimanali. Non ce n’è gran bisogno, dato che nei sets si pesca volentieri ed a sufficienza tra dischi altrui, bootlegs e più in generale pezzi unreleased. Per quanto riguarda invece i liveshow di Frank e Henrik, evidente come gli stessi si alimentino di musica autoprodotta (quando non composta in loco), oltre ad improvvisazioni e samples d’ogni tipo

Dalla fondazione nel 2005, ogni uscita viene quindi calibrata a dovere ed è caratterizzata dalla sigla IV con un numero progressivo, e ultimamente anche da una composizione caleidoscopica per la cover (idea piuttosto semplice ma geniale per l’effetto): il risultato sta quindi nell’aver creato una serie, quasi da collezione, riconoscibile chiaramente per la cura del suono e la scelta oculata degli artisti, ma anche per un certo qual impatto estetico.

Passando ora più propriamente all’ascolto delle produzioni maggiormente rilevanti di casa Innervisions, vi si propone innanzitutto un disco che nelle vostre Beats (…) suonerà come sommesso, quasi educato anche nel suo crescendo centrale, ma che piazzato sopra un dancefloor di quelli giusti (ne sa qualcosa Ryan Crosson) diventa un trascinante inno in quattro quarti. Si tratta infatti del Dixon 4/4 Treatment su Ian Pooley – Compurhythm.

Altro pezzo di notevole impatto (che ricordiamo messo dallo stesso Dixon @ Il Muretto il 21/07 u.s., nel set che da molti viene sottolineato come vetta insuperata della stagione estiva jesolana) è il re-edit di Crocodile, storico singolo degli Underworld. Inconfondibile l’inizio “Is that you is that, is that really you?” che ci riporta dritti nella scena rave britannica.

Produzione di grande successo nell’anno appena trascorso, Howling rimanda ad atmosfere cupe, nordiche e malinconiche ma mantiene (parliamo del remix firmato Âme) un incedere costante e scandito da un basso che è tutt’altro che di matrice tech. Elemento ricorrente delle produzioni dell’Inner Circle è infatti l’uso sapiente di suoni “reali”, che vengano da vecchi synth o da samples dei generi più disparati, tutti comunque rivisti in chiave moderna e con l’ausilio della migliore tecnologia.

Altro remix un po’ più risalente, ma che siamo certi non vi sarà sfuggito, sia perché trattavasi di vero e proprio capolavoro, sia per il fatto che si è molto suonato in giro, la mitica Osunlade – Envision (Âme Remix). Sempre per rinfrescarvi la memoria, vi suggeriamo di ripescare Rej (produzione del 2004 che continuano a ristampare per la sua quasi scioccante attualità) in versione Live.

Ultima uscita in ordine di tempo, l’EP Muwekma, al cui interno scegliamo il groove ipnotico e tribale del pezzo Reno. L’artista in questione è Marcus Worgull, fratellino minore dei quattro interpreti principali, nome meno altisonante ma che gode sicuramente della stima dei “pezzi grossi”, visto che figura anch’egli nella gig-schedule della casa discografica.

Dello stesso autore recuperiamo anche Long Way, pezzo sicuramente molto deep quanto a vocal e basso, con un campione di chitarra elettrica clean che sorprende per quanto ci sta bene. Qua per melodie e scelta di arrangiamento “leggero” siamo evidentemente al limite della pop-music, senza però che la cosa abbia una minima accezione negativa.

Regalone finale, il set proposto da Dixon in quel della Boiler Room berlinese, dove pur nella consueta formula di mini spazio-tempo che caratterizza queste performances, emergono inconfondibili gli elementi che si ritrovano in una qualsiasi delle serate griffate Innervisions.

E se dopo tutto questo il vostro heart-bpm non è ancora salito, cercatevi una data comoda – o fatevi un viaggio – e preparatevi all’esperienza di clubbing più visionaria che ci sia!

Enjoy!

 

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4 Responses to “LABELS WE LOVE: Innervisions”

  1. [...] LABELS WE LOVE: Innervisions [...]

    Pingback by REVIEW: 100% ÂME w/ KRISTIAN BEYER @ CIRQ | Global Village on 26/01/2013 at 18:39



  2. […] escursione in zone più elettroniche e qualche vocal, tutto comunque tenuto nei ranghi del gusto Innervisions, ormai inconfondibile, crediamo, anche per chi non aveva mai sentito suonare un alfiere della label […]

    Pingback by REVIEW: 100% ÂME w/ KRISTIAN BEYER @ CIRQ | Global Village Online on 19/09/2013 at 14:04



  3. […] Agoria – Scala —> Innervisions […]

    Pingback by DEEP & FANCY: MASSIMINO LIPPOLI @ AMAMI CUBE | Global Village Online on 07/10/2013 at 22:21



  4. […] sua vera identità (quasi fosse il Bruce Wayne della musica elettronica) e la garanzia del marchio Innervisions a certificarne la qualità: pochissimi (ma, evidentemente, più che sufficienti) gli elementi a […]

    Pingback by REVIEW: TEN WALLS @ CIRQ | Global Village Online on 28/10/2013 at 14:35



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