LABELS WE LOVE: dirtybird

Posted by On dicembre - 8 - 2012

Inauguriamo quest’oggi la rubrica dedicata alle “casette” discografiche che più attirano la nostra attenzione, per qualità delle produzioni e richiamo degli interpreti, raccontandovi la storia (e facendovi sentire un po’ di materiale) della californiana dirtybird.

Dovendo parlare di etichette indipendenti, sembra impensabile non partire dalla terra madre germanica, eppure osiamo farlo.

Siamo a San Francisco, anno 2005. To cut a long story short, diciamo che i due amici Claude VonStroke e Justin Martin decidono che è ora di scuotere la scena locale con un po’ di “new productions based on heavy bass-lines, smiling faces and fun“. Simbolo della neonata label, una sgraziatissima versione made-in-usa del Dodo dell’Albero Azzurro.

L’intento rivoluzionario non è proprio detto-fatto, ma quasi. Ad agosto esce infatti la hit-tormentone Deep Throat che fa il giro del mondo e lancia alla ribalta il buon Claude (al secolo Barclay Crenshaw). Ci piace ricordare il citato disco – ed il suo “I would like to come over” che diventava magicamente da burp a beat - come suonato da Nic Fanciulli un 5 gennaio 2006 all’Area City (bei tempi).

Il co-founder Claude tenterà l’anno seguente di bissarne il successo con la coppia The Whistler/Who’s Afraid of Detroit?; il lato B in particolare, che ottiene il terzo posto nelle top tracks di R:A per il 2006, viene ad inizio 2007 riproposto con i re-edit di Paul Woolford e Stanton Warriors.

Produzioni e affari di lì in poi andranno un po’ a rilento rispetto al debutto, tuttavia nel 2010 l’etichetta può coronare i cinque anni di attività vantando un discreto numero di uscite e alcune collaborazioni con artisti emergenti quali Tim Green, Sascha Braemer, Style of Eye e Riva Starr.

Nel frattempo, il c.d.a della dirtybird si va successivamente integrando con le presenze di Jessica Phillipe (J.Phlip) e degli amici Christian Martin (fratello di Justin, in arte Leroy Peppers) e Worthy.

L’esplosione della casa dalle quirky ideas deve però attendere l’ultimo biennio, che coincide con la consacrazione della scena deep house e di quelle heavy bass-lines che da subito i due fondatori volevano porre alla base del progetto. Sebbene molte uscite portino la targhetta tech, non c’è dubbio infatti che l’attitudine spensierata e l’apertura alle contaminazioni facciano riferimento a tutto un altro mondo.

Uscire dagli schemi proponendo sempre e comunque materiale prettamente danzereccio e di facile ascolto: impresa nient’affatto facile, ma il cui perseguimento concede risultati degni di nota.

A tal proposito, speaking of contaminazioni, si notino i samples di Avalanches e Snoop Dogg nel disco-manifesto Mr. Spock feat. Ardalan.

Altra uscita interessantissima la sincopata e accattivante Le Fantome, del co-founder Claude con il cantante JAW “of the notorious dOP crew“.

Vorremmo davvero esserci stati alla festa per i 10 anni (??) del dirtybird SF party, vista e considerata modalità, location (bbq warehouse in quel di East London) e soprattutto la line-up  (Claude VonStroke, Justin Martin, Julio Bashmore, Eats Everything, Catz ‘N Dogz). Guardando la classifica R:A per il 2012, dove i signori in questione segnano rispettivamente le posizioni 36, 40, 44, 13 e 81, si capisce bene che stiamo parlando di un evento sì esplicitamente amichevole e low-profile, ma con ben cinque stellati Michelin in consolle.

Tornando alla musica, e in particolare ai tratti distintivi del marchio in oggetto, segnaliamo il pezzo dell’infante Justin Jay ed il re-mix del duo Dusky del brano Don’t Go.

Infine, a compendio di chi non conoscesse il fenomeno Eats Everything (“2012′s highest debut entrant in the RA DJ poll“), due testimonianze dello stile ricercato ed inconfondibile del nativo di Bristol.

Ultime uscite griffate dirtybird in ordine di tempo, la raccolta celebrativa del Thanksgiving Stuff the Bird ed il recentissimo Vol. 2 di Ghettos & Gardens, otto pezzi del padrone di casa Justin Martin remixati dai personaggi della banda; come singoli, l’ultimo lavoro di CVS porta il nome di Turbosteppa.

Ciò detto, per questa label non possiamo che prevedere un futuro in continua crescita, con uscite sempre fresche ed originali, magari aggiungendo qualche data dalle nostre parti dei big five prima nominati… nella speranza che anche qui capiscano una volta per tutte che la house è, e deve essere, soprattutto “smiling faces and fun.

 

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5 Responses to “LABELS WE LOVE: dirtybird”

  1. [...] duo polacco, che bazzica da qualche tempo la scuderia dirtybird, esce con un pezzo dalla ritmica decisa, vocals ridotti all’osso e una sirena che parte ogni [...]

    Pingback by 2012: A DEEP ODISSEY | Global Village on 27/12/2012 at 11:24



  2. http://intotheam.com/content/top-5-labels-watch-2013-am

    Commento by fr!ends on 29/12/2012 at 20:29



  3. http://www.gottadancedirty.com/2012/12/31/gdd-best-of-2012/

    Commento by fr!ends on 06/01/2013 at 20:18



  4. [...] Do It Now e Bongo Porn), o ancora a quelli esattamente a metà strada, come Le Fantome (disco che vi consigliavamo in tempi non sospetti), sul quale Kenny si gasa a lot, e con lui tutti gli open-air [...]

    Pingback by REVIEW: ART DEPARTMENT @ CIRQ OPEN AIR | Global Village on 24/04/2013 at 8:39



  5. […] pazzerelli della dirtybird regalano sempre emozioni, anche quando giocano fuori casa; se questo è stato l’anno di […]

    Pingback by 2013: A DEEP ODYSSEY | Global Village Online on 19/12/2013 at 19:44



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